Medicina tradizionale cinese e mondo etrusco?

May 25, 2020 Written by
ARTICOLO DI ALESSANDRO RISI
 
Medicina tradizionale cinese e mondo etrusco?
 
Questo titolo è problematico perché questo argomento non è mai stato affrontato o analizzato, per quanto ne sappia.
 
I presupposti per collegare l’estremo Occidente e l’Estremo Oriente non sono solo di ricerca di simmetria e di corrispondenza tra due dimensioni per certi versi opposte, ma anche storiche e culturali.
 
La costituzione del mondo indoeuropeo da cui noi deriviamo ci parla di una continuità tra l’Europa e Cina attraverso i Balcani, il Mar Nero, il Caucaso e l’Asia Centrale.
 
RAPPORTO CERCHIO QUADRATO
 
Al centro di questa trama vi è il rapporto tra il cerchio, il simbolo più importante del mondo cinese, e il quadrato, che è fondamentale per la cultura etrusca e quella romana.
 
Il cerchio è anche una figura che è ottenuta dalla rotazione del quadrato sul suo centro e le due figure possono venire generate l’una dall’altra.
 
Qual è lo sfondo di insieme che sta dietro questo gioco di simmetrie in rapporto a civiltà così diverse?
 
Sia la medicina tradizionale cinese che il mondo etrusco cercano di arrivare a una visione olistica della realtà, fondata sul principio della corrispondenza tra macrocosmo, l’universo, e microcosmo,
 
l’uomo.
 
La farmacologia cinese e tutta la loro medicina si fonda in ultima analisi sui principi dello Yin-Yang, come complementarietà che si ripresenta sia nel macrocosmo, che nel microcosmo, e ne fonda l’unità.
 
La medicina cinese affronta questo problema, in rapporto al corpo umano: questo vero cosmo in piccolo è costituito dai cinque elementi, articolandosi attraverso distinzione più sottili che permettono
 
di comprendere e approfondire l’articolarsi del principio più generale.
 
Delineato il problema generale vorrei identificare un corrispettivo di queste strutture nel mondo etrusco e cercare una esemplificazione.
 
Anche il mondo etrusco era dotato di una medicina tradizionale avanzata, interessata alla chirurgia e allo studio anatomico degli organi, come anche alla farmacopea.
 
I trattati e libri che spiegavano la loro medicina tradizionale etrusca però non sono sopravvissuti al tramonto di questa civiltà, diversamente da quanto è accaduto per la civiltà cinese, e perciò la sua
 
ricostruzione è molto difficile e si fonda su un materiale molto frammentario, ma comunque significativo.
 
PRINCIPIO DELLA COMPLEMENTARIETÀ
 
Anche per il mondo etrusco come per quello cinese valeva il principio della complementarietà fondamentale: la corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo, tra Uomo e Universo, tra interno e
 
esterno.
 
ARUSPICINA
 
L’aruspicina, la più importante disciplina della scienza etrusca aveva per compito fondamentale ricercare questo legame, per cui il sacerdote o aruspice studiando il fegato di un animale, generalmente
 
una pecora, poteva comprendere il rapporto tra uomo e Cosmo.
 
FEGATO DI PIACENZA
 
L’esemplificazione più celebre dell’aruspicina è il fegato di Piacenza, un misterioso oggetto ritrovato vicino alla città emiliana alla fine dell’Ottocento da un agricoltore.
 
Gli etruschi come ex voto usavano dedicare alle divinità degli oggetti che rappresentavano spesso parti anatomiche.
 
La rappresentazione del fegato di Piacenza si fonda su un sistema di simmetrie che si potrebbe analizzare a lungo e di cui mi limito a dare solo qualche cenno:
 
Una prima simmetria è quella tra interno, esterno: in base a questo principio si distingue il bordo e la parte interna del fegato.
 
Il bordo è una striscia continua che orla l’oggetto, suddiviso in strisce trasversali; in esso si può a sua volta distinguere la parte superiore e l’inferiore.
 
Nella parte interna del fegato invece si distinguono il lobo sinistro e il lobo destro, associati a differenti forme geometriche: il lobo destro è visto come una forma circolare raggiata, mentre il lobo sinistro
 
è una forma quadrangolare suddivisa a sua volta in parti più piccole.
 
SIMMETRIA
 
Un’altra simmetria fondamentale del fegato è poi quella tra bidimensionalità e tridimensionalità: oltre che distinto tra la parte periferica del porto e la parte centrale dei lobi, l’oggetto è pensato anche in
 
termini tridimensionali, in relazione alla profondità e all’altezza e al sopra e il sotto.
 
Il fegato di Piacenza riporta perciò anche tre protuberanze scolpite rappresentanti singole parti anatomiche come la vescicola biliare, il lobo caudato e la vena cava inferiore.
 
A ciascuna suddivisione più piccola del bordo superiore o inferiore o del lobo destro o sinistro corrisponde infine un nome di qualche divinità, spesso di difficile decifrazione perché indicato a volte solo per
 
le iniziali.
 
I NUMERI
 
I nomi sono sedici per quanto riguarda il bordo, mentre ventiquattro per quanto riguarda la parte interna.
 
Il numero complessivo di quaranta non è casuale, ma rimanda al valore mistico che gli etruschi attribuivano al quadrato anche in relazione alla costruzione delle loro città, secondo uno schema
 
geometrico che verrà ripreso anche dai romano.
 
Le indicazioni dei nomi degli dei nelle varie zone dell’oggetto sono importanti perché dimostrano come il fegato sia anche una rappresentazione del cosmo e del cielo in particolare dove secondo la
 
dottrina etrusca risiedevano gli dei, ciascuno dei quali aveva in esso un proprio spazio delimitato.
 
La dimensione del microcosmo, il fegato dell’animale, ma anche quello dell’uomo che corrisponde ad esso a sua volta rimanda quindi al macrocosmo e all’Universo.
 
 
 
 
 
 

 

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